fotoSx fotoSx

La Giornata Monastica

La nostra giornata
07/17/2009

La nostra giornata

La nostra Fondatrice, madre Mectilde de Bar nel 1653, a Parigi, ha sapientemente innestato nell’antica tradizione benedettina il carisma dell’adorazione perpetua nella specificità della riparazione, ossia come una sovrabbondanza di amore capace di riparare, unito al sacrificio eucaristico, il male del mondo.

Le Benedettine del SS. Sacramento fanno voto in qualità di vittima, ossia si offrono gioiosamente, pur nella condivisione della comune fragilità umana, come segno di speranza per coloro che si sentono abbattuti ed oppressi dal peccato.

La vita religiosa appartiene alla santità della Chiesa. La presenza della vita consacrata è nella Chiesa e per la Chiesa, essa si fa dono e servizio seguendo il Maestro che si è fatto povero, casto e obbediente. Spinti da un’ardente passione per il Regno, i religiosi offrono la loro vita per la crescita umana e spirituale del popolo di Dio.

Le comunità Benedettine dell’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento esistono nella Chiesa come segno di un amore incondizionato al Signore che, ogni attimo, è presente in tutti i tabernacoli del mondo. Il mistero pasquale diviene, pertanto, il centro della vita anche della nostra comunità, la forza inesauribile di sempre nuova fecondità.

La nostra vita è scandita dal suono della campana, quale voce di Dio che chiama alla preghiera, al lavoro, agli incontri di formazione…La campana che ritma gli orari della giornata monastica, ci ricorda il nostro voto di obbedienza: Dio è al di sopra di tutto, Egli è l’assoluto, il padrone del nostro tempo. 

Il primo tocco della campana è alle 5,00 di mattina, ora in cui ci alziamo. Alle 5,25 inizia l’Ufficio delle letture in coro seguito, dopo un breve intervallo, dalle Lodi. I salmi vengono sempre cantati, mantenendo la bella e gloriosa tradizione del Gregoriano. 

•    Dalla Regola di San Benedetto: «Sappiamo per fede che Dio è presente dappertutto e che gli occhi del Signore guardano in ogni luogo i buoni e i cattivi; ma dobbiamo credere senza alcun dubbio che ciò avviene specialmente quando partecipiamo all’Opera di Dio» (capitolo 19°).
 
L’Eucaristia è il centro della nostra esistenza e della testimonianza che siamo chiamate a dare al mondo e alla Chiesa. Eucaristia vuol dire grazie. Vuol dire vivere di Lui e grazie a Lui.

La nostra adorazione, che trae spunto e vigore dalla santa Messa quotidiana (celebrata alle ore 7,00 nei giorni feriali e ore 9,00 in quelli festivi), è vissuta nello specifico della riparazione. La riparazione è riconciliarsi e riconciliare, è un comunicare totalmente se stessi sino all’espropriazione di sé. La monaca riparatrice dovrebbe vivere in questa prospettiva di donazione gratuita di se stessa per gli altri alla luce del sacrificio di Cristo. Per riparare bisogna vivere alla presenza di Dio perché riparazione è presentare a Dio l’umanità sofferente, senza escludere la gioia della vita.

•    Dai pensieri di madre Mectilde de Bar: «Più ci accostiamo al SS. Sacramento, più ci perdiamo in Esso. Nostro Signore ogni giorno nella santa Comunione ci rinnova e ci rinnoverà sempre fino a che non abbia ricostruita interamente la sua immagine in noi».

Celebriamo l’ora di Terza dopo la Messa e alle ore 13 le ore di Sesta e Nona, dopo la recita comunitaria del santo rosario. Il canto del Vespro è alle ore 17,00, mentre Compieta è alle 20,45.

Pregare con i salmi è pregare con la memoria storica di un popolo che ha fatto esperienza della rivelazione e della salvezza. Anche Gesù, figlio del suo tempo, ha pregato con queste invocazioni. La salmodia è il fluire cadenzato di una lode, di un ringraziamento, di uno stupore. L’amore di Dio si esprime in preghiera nel cuore del credente e questa preghiera diventa la risposta oblativa al dono della fede. San Benedetto, nella nostra Regola, invita infatti a non anteporre nulla all’amore di Cristo e all’amore per l’Ufficio Divino.

La preghiera è come l’aria per i polmoni; è il sangue che scorre nelle vene portando ossigeno e nutrimento a tutte le membra del corpo. Le note dell’armonium, così come le corde della cetra, accompagnano il ritmo di una preghiera che i salmi esprimono come canto e lode armoniosa.

•    Dai Salmi: «Cantate al Signore un canto di grazie, intonate sulla cetra inni al nostro Dio» (146,7). «Voglio cantare, a te voglio inneggiare: svegliati, mio cuore, svegliati arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora» (57,9).

La Parola, insieme all’Eucaristia, segna il punto di incontro tra l’assoluto di Dio e la finitezza dell’uomo. Ecco perché particolare attenzione si riserva anche alla lectio divina, all’incontro con il Creatore presente nella Scrittura. E’ un incontro con la parola letta, interiorizzata, pregata, trasformata in vita. La facciamo personalmente ogni giorno dopo Vespro. Ogni giovedì, invece, dopo il canto del Vespro aperto ai fedeli facciamo la lectio comunitaria accogliendo quanti vogliono unirsi a noi.
(Tutti i giovedì la chiesa rimane aperta tutto il giorno per l’esposizione solenne del SS. Sacramento)

Alla Lectio Divina seguono i momenti di formazione permanente curati dalla nostra Madre Priora. L’Abbadessa delle nostre Comunità e la Vergine Maria. A lei è riservato un posto in coro e a refettorio e ogni anno, il 15 agosto, nella solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo, le vengono simbolicamente consegnate le chiavi del monastero a significare il pieno affidamento dei bisogni della nostra casa, ma soprattutto della nostra vita e dei nostri cuori. Maria è la donna eucaristica, la perfetta adoratrice, il primo ostensorio. A Lei ci affidiamo e da Lei ci attendiamo quelle grazie spirituali che solo il suo cuore materno sa intuire.

•    Dai pensieri di madre Mectilde de Bar: «Come Gesù ci offre al Padre suo, così Maria ci dona a Gesù…Nessuno può andare a Gesù se la sua Santissima Madre non ve lo conduce».

L’adorazione notturna (dalle ore 21,15 alle ore 5,20), specifica del carisma metildiano, è un prezioso momento di intimità con il Signore, dove la preghiera aiuta a conoscersi cosi come si è davanti agli occhi di Dio, con la propria pochezza, le proprie infedeltà e paure, ma anche con tanta voglia di fare, di volere amare, di voler pregare. E’ il momento migliore per chiedere a Dio di aiutarci ad accettare quello che non si è e ad essere quello che lui vuole. Ma al Signore, secondo l’impegno della riparazione che le figlie del SS. Sacramento assumono, vanno presentate anche le esigenze del mondo, l’eco delle notizie del telegiornale, le richieste di quanti chiedono il sostegno della preghiera.

Il lavoro, insieme alla preghiera, è caposaldo della regola benedettina; il lavoro è e deve essere trasformato in unione con il Signore Creatore di tutto ciò che è affidato alle mani dell’uomo. Essere operosi equivale ad essere vigilanti perché le lucerne delle anime consacrate siano alimentate dall’olio dell’offerta, dell’impegno, della contemplazione attiva e dell’attività contemplativa. Il nostro lavoro consiste nella manutenzione della casa, tutto ciò che riguarda il culto divino (lavori di sacrestia e confezione delle ostie), la gestione di una scuola (dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di secondo grado) annessa al monastero, lavori di cucito e ricamo per i bisogni della comunità e ciò che riguarda la cucina e la cura delle sorelle inferme.

Solo così nel monastero si respira quella pace che è senso profondo di Dio che riempie il cuore, in cui riposa l’intelligenza: è indescrivibile la profondità di questo dono.

•    Dalla Regola di San Benedetto: «Sono veri monaci quando vivono col lavoro delle loro mani, come i nostri padri e gli Apostoli» (cap. 48°).

Anche la consumazione dei pasti diventa condividere un amore familiare tra sorelle che si amano, ecco perché lo stare in refettorio comporta armonia oltre che serena soddisfazione delle esigenze fisiche. Tali momenti vanno soprattutto vissuti con spirito di preghiera, con la stessa riverenza che si ha in coro, perché anche il corpo acquisti serenità così come lo spirito. Una volta riprese le forze si ritorna con più gioia al proprio impegno di lavoro e di adorazione.

La vita monastica è un pellegrinaggio, un cammino in cui sempre nuove mete si profilano all’orizzonte. La consapevolezza di non essere mai arrivati è il necessario punto di partenza per intraprendere questo sentiero della crescita nell’amore e nella fede. La nostra esistenza è un cammino: Gesù ci precede, ci accompagna, ci sostiene.

•    Dal Vangelo: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14,6-7).

La nostra giornata
17/07/2009
La nostra Fondatrice, madre Mectilde de Bar nel 1653, a Parigi, ha sapientemente innestato nell’antica tradizione benedettina il carisma dell’adorazione perpetua nella specificità della riparazione, ossia come una sovrabbondanza di amore capace di riparar